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Rai Storia, Diari soldati italiani a “Ho scelto la prigionia”

11 gennaio 2019. Dopo l'8 settembre 1943, decine di migliaia di ufficiali, sottufficiali e soldati italiani vennero catturati dai tedeschi che erano stati, fino a quel momento, i loro alleati. Oltre settecentomila furono i deportati in Germania e in Polonia, in ventimila morirono nei campi di prigionia.

A loro - gli Internati Militari Italiani - e' dedicato il documentario 'Ho scelto la prigionia', firmato da Francesco Conversano e Nene Grignaffini, in onda oggi alle 21.10 su Rai Storia. "Fu il prezzo drammatico pagato al fascismo e alle sue volonta' di potenza e al contempo, il primo momento di resistenza" per la successiva scelta dei militari di rimanere prigionieri in Germania, ha scritto la storica Rossella Ropa. Durante la prigionia i tedeschi sottoposero i militari italiani a un trattamento punitivo, la cosiddetta "alimentazione proporzionata alla produttivita'" riducendoli, denutriti, al limite dello sfinimento. Il campo di concentramento divento' cosi' per ognuno di loro il luogo della lotta per l'affermazione della dignita' umana prima ancora di quella dell'essere soldati, il luogo in cui salvaguardare la propria identita', una sorta di luogo in cui praticare "l'educazione alla democrazia", il momento in cui elaborare la crisi morale e materiale del proprio Paese, gli errori e le colpe del fascismo.

Filo conduttore del documentario sono le immagini fotografiche scattate clandestinamente dal tenente Vittorio Vialli. Durante l'internamento, Vialli diventa una sorta di "fotografo clandestino" che gode della solidarieta' dei compagni di prigionia e realizza una sorta di "reportage", unico in tutta Europa. Sono quattrocentocinquanta scatti fotografici, sviluppati e stampati solo alla fine della guerra, all'interno dei quali e' evidente un suo personale sguardo e "punto di vista" estetico e formale sull'avvenimento fotografato. La documentazione fotografica comincia il primo giorno della sua cattura, l'8 settembre del '43, e termina il giorno della sua liberazione, quando ritorna in Italia nel settembre del '45 e scatta l'ultima foto al Brennero. Il racconto e' arricchito dai frammenti dei diari scritti da militari internati nei lager tra cui quello di Giorgio Raffaelli e dello scrittore Giovanni Guareschi, compagno di prigionia di Vialli. Le immagini di repertorio dei campi di prigionia e della guerra, sono un altro elemento di testimonianza di quella drammatica esperienza, mentre gli interventi di storici e le testimonianze di alcuni familiari degli ex-internati contribuiscono alla ricostruzione della memoria della vicenda.

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