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Terra Santa, aggredito e sfregiato il sindaco cristiano di Betlemme

4 ottobre 2018. La ferita sul volto brucia ancora, un taglio di oltre dieci centimetri, ma per Anton Salman (nella foto), sindaco di Betlemme, quella coltellata è anche un colpo ai cristiani di Terra Santa, sferrato in un luogo simbolo, la piazza della Mangiatoia, a pochi passi dalla Chiesa della Natività.

L’aggressore, un venditore ambulante al quale il Comune aveva appena sequestrato la merce, è stato arrestato e non sembra avesse motivazioni, religiose o politiche. «Probabilmente non voleva uccidermi - racconta il sindaco - ma soltanto sfregiarmi». Il gesto sembra legato alla battaglia che da una anno Salman conduce contro gli abusivi che affollano il centro storico. «La nostra è una battaglia per la legalità, per tutti, musulmani e cristiani. Senza legalità non ci può essere sviluppo, lavoro».

Anton Salman, avvocato, è stato eletto sindaco a maggio, alla testa della lista civica Kullna Bethlehem. È cristiano, in base a una legge del 1997, anche se la percentuale di cristiani è in drammatico calo. «Negli ultimi vent’anni si è dimezzata». Ormai a Betlemme i cristiani sono 11 mila, soltanto il 12 per cento della popolazione, contro l’86 per cento nel 1950, mentre nella Terra Santa sono rimasti in circa 200 mila, l’1,3 per cento degli abitanti di Israele e il 2 per cento della Cisgiordania, dal 5 per cento del 1970. «Ma noi cristiani palestinesi non spariremo - ribatte Salman -. Siamo parte della Palestina, siamo i testimoni della nascita di Cristo ed è un nostro dovere rimanere qui. Io voglio il dialogo con tutti gli uomini di buona volontà, per rendere Betlemme ancora più bella».

La sindrome dell’assedio però rimane. «È un fenomeno che riguarda tutto il Medio Oriente ma che in Terra Santa ha motivazioni più complesse - spiegano fonti diplomatiche -. Oltre alle tensioni fra musulmani e cristiani ci sono quelle indotte dal conflitto arabo-israeliano, e poi ci sono ragioni economiche, che spingono i giovani palestinesi a cercare lavoro all’estero. E i giovani cristiani, per le reti famigliari più sviluppate che hanno in Europa, America, Australia hanno più occasioni per farlo». L’esodo preoccupa anche l’Autorità Palestinese. La protezione delle minoranze è punto di forza per ottenere sostegno internazionale e la legge sui sindaci cristiani, voluta da Arafat, è solo un esempio: «Il presidente Abu Mazen racconta spesso di essere l’unico capo di Stato a partecipare alle messe non di uno, bensì di tre Natali diversi, cattolico, greco-ortodosso, armeno...».

L’Autorità palestinese deve però fronteggiare tensioni sempre più forti, alimentate anche dai movimenti islamisti. Il patriarca greco-ortodosso è stato aggredito lo scorso maggio, sempre a Betlemme, perché accusato di vendere proprietà della Chiesa agli israeliani. Anche l’Isis si è infiltrato in Cisgiordania. In una città dalle risorse sempre più scarse, che vive di turismo, i jihadisti possono trovare un terreno fertile. I negozietti attorno alla Basilica della Natività sono quasi tutti in mano alle famiglie cristiane, rendono bene, ma devono fronteggiare la concorrenza degli ambulanti, musulmani, che reclamano la loro fetta di business.

Per questo l’aggressione al sindaco è un segnale d’allarme, anche per l’Italia, che dall’epoca della guerra di Crimea ha un ruolo storico a tutela dei luoghi santi cristiani. La Basilica è stata restaurata da una ditta toscana, la Piacenti, mentre l’Italia, tramite il nostro Consolato a Gerusalemme, supporta progetti a sostegno delle piccole e medie imprese e di sviluppo, tra cui una scuola di formazione per mosaicisti. Il sindaco Salman ne è consapevole. Nel 2002 è stato lui a condurre, per 39 lunghissimi giorni, le trattative fra l’esercito israeliano e i militanti palestinesi asserragliati nella Basilica con 200 monaci. Ne uscirono tutti vivi. Nel 2020 Betlemme sarà capitale della cultura del mondo arabo. Si può ricominciare da lì.

Giordano Stabile

Fonte: La Stampa

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