Martedì, Luglio 17, 2018
   
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Il discorso di commiato del generale Serra

Una standing ovation al termine di una cerimonia militare. L’ha meritata un comandante fuori dal comune, "leggendario", come il generale di corpo d'armata Paolo Serra, 62 anni, che ha lasciato il 5 luglio 2018 il servizio attivo e la guida delle Forze operative nord al generale di corpo d'armata Amedeo Sperotto. Un discorso appassionato, ricco, da cui trasudavano orgoglio per la divisa e per l'Esercito. Lo pubblichiamo con piacere.

(Nella foto: Il generale Serra riceve il sigillo della città di Padova dal sindaco Sergio Giordani)

Autorità civili, militari e religiose, gentili ospiti, Signor Capo di SM dell’Esercito, è con grande emozione che mi accingo a esporre questo discorso, quindi consentitemi magari qualche momento di commozione che spero di riuscire a controllare.

Dopo oltre 42 anni di servizio in cui l’Esercito mi ha dato tutto: cultura e lavoro, sicurezza economica e posizione sociale, emozioni straordinarie e responsabilità eccezionali, giungo al termine di questo esaltante cammino e sono lieto di poterlo condividere con Voi che mi siete stati vicini in momenti diversi della mia vita.

Rendo innanzitutto il mio deferente omaggio allo stendardo del reggimento “Genova cavalleria” qui schierato, due volte decorato di medaglia d’oro al valor militare, testimone e custode – assieme a tutte le altre bandiere e vessilli dell’Esercito – delle glorie militari del nostro popolo.

Un omaggio che estendo anche al gonfalone dell’università della città di Padova, unico italiano decorato di medaglia d’oro al valor militare.

Il mio grato pensiero va poi ai miei Superiori e in particolare a coloro che negli anni mi hanno insegnato il mestiere - fra cui mi piace ricordare il Tenente Marizza, il Capitano Frisone, il Capitano Alfredini che un paio di settimane or sono è stato chiamato al paradiso di Cantore, il Tenente Colonnello Tarricone per arrivare sino al Gen. Ottogalli già Capo di SM dell’Esercito, il Gen. Rossi sottosegretario per la Difesa - alcuni di loro sono qui presenti, e gli ho citato coi gradi dell’epoca dell’incontro, i quali abbraccio ed applaudo.

Con loro, citando lo scrittore Aldo Valori, del secolo scorso, che diceva che “un grande esercito è figlio di parecchie generazioni”, abbiamo attraversato un’epoca, siamo stati testimoni e attori di cambiamenti sulla scena mondiale che hanno richiesto la trasformazione della Forza armata, da Esercito di difesa territoriale basato sulla leva degli anni 70 a quello delle operazioni di pace degli anni ‘90, sino arrivare a quello di oggi, unanimemente riconosciuto efficace in campo internazionale, per la capacità dimostrata nelle complesse operazioni ibride che ci vedono oggi protagonisti in tante missioni oltremare.

Una Forza armata che si è saputa trasformare ed evolvere, in cui la componente femminile è stata ricercata, accolta e valorizzata, in cui la ricerca tecnologica ha determinato miglioramenti nell’efficacia degli strumenti, in cui sono state richieste specializzazioni dapprima sconosciute, ma che alla base continua a porre la centralità dell’individuo, delle sue scelte, del coraggio e del buon senso.

Appartengo – come tanti presenti su queste tribune - a una generazione fortunata: abbiamo ascoltato bella musica, guidato motociclette veloci e incontrato persone interessanti.

Abbiamo fatto parte di un’Italia che risorgeva, economicamente e socialmente dalle ceneri di un conflitto mondiale, ma che sarebbe poi risultata afflitta dagli anni di piombo.

Un periodo difficile quindi, nel quale decidere di intraprendere la carriera militare.

Una scelta che era da considerarsi fuori dagli schemi di quell’epoca.

E per queste ragioni l’Esercito – per me e per tanti ragazzi di quel momento storico – ha rappresentato l’espressione di una volontà individuale che anelava ad affermare i propri principi. Allora come oggi: una scelta che ha assicurato tutto quello che cercavo.

Rivolgo quindi il mio saluto al personale di oggi, a voi ragazzi e ragazze, esprimendo a loro il mio apprezzamento per aver effettuato la stessa scelta con la stessa volontà.

Consentitemi di rivolgermi a coloro che mi hanno accompagnato in questa lunga carriera iniziando da coloro che hanno percorso con me l’“ultimo tratto”, Uomini e Donne delle Forze Operative Nord e degli Enti insistenti sul territorio quali il Generale Vitale ed il suo staff, il Maggiore La Duca i Marescialli Malavenda e Bonaventura e tutto il personale civile ed in uniforme dipendente, senza dimenticare i miei tre Vicecomandanti, Gen.D. La Manna, Gen. De Cicco e Gen.Carta ed i Comandanti delle 4 Brigate Operative e dei 42 Enti dipendenti.

Poi un pensiero ai Comandanti, collaboratori e Amici di gradi diversi, militari e civili che mi hanno dedicato la loro competenza professionale, mi hanno assicurato la loro disponibilità ben oltre il normale orario di servizio e che mi hanno reso - per tutti questi anni- un Comandante sereno ed orgoglioso, saluto i ragazzi della compagnia controcarri, gli alpini del battaglione Susa e poi quelli del 9^ reggimento, i coraggiosi Uomini e Donne della Brigata Julia con i quali abbiamo attraversato l’Afghanistan, la moltitudine di coloro che da ogni Forza armata si sono avvicendati sulla “Blue line” fra Libano ed Israele, mentre esercitavo il comando delle Forze Onu per 30 lunghi mesi, ma sempre ben sostenuto da straordinari collaboratori alcuni di loro presenti, quali il Generale Toscani, il Col. Lipari, il Ten. Colonnello Romani, il dottor Pipitone (magari un po’ meno degli altri. Ndr, naturalmente "ironico e pieno di affetto" che non deve essere interpretato come "letterale"), i fratelli Marescialli De Martino e Carlo Fiorani, senza dimenticare i ragazzi della mia scorta Claudio, Domenico, Leonardo, Gianni e Simone e tanti altri.

Sino a giungere a quella manciata di uomini coraggiosi coi quali ho condiviso due anni di esperienza in Libia.

Grazie Ragazzi.

Un ringraziamento che estendo alle Vostre famiglie per i sacrifici e le rinunzie che assieme a Voi hanno saputo affrontare: Natali senza regali, Compleanni senza torte, lettere mai imbucate, telefonate concluse col groppo in gola, ma corroborati da un amore profondo che travalicava il semplice atto formale.

Ringrazio e saluto la mia Consorte, e mai parola fu meglio descrittiva del significato: mia ragazza al liceo, fidanzata in Accademia e moglie per tutta la vita.

Grazie Antonella, per avermi sempre sostenuto, per avermi lasciato libero di scegliere, per non avermi mai fatto pesare i “tuoi” problemi mentre ti occupavi di tutto, quando per lunghi periodi rimanevamo fisicamente lontani.

Grazie ai Vostri - e nostri- figli e figlie, augurando loro di crescere con riferimenti indirizzati dai valori ai quali ci siamo sempre ispirati, riconoscendo però il fardello che devono affrontare in questo mondo difficile in trasformazione.

Grazie Paola.

Per il tramite della mia famiglia, ringrazio quindi tutte le Vostre, comprendendo pienamente il sacrificio che viene richiesto loro.

Padova ed il Veneto, signor Sindaco, mi hanno accolto come un figlio: con disponibilità, affetto ed infinito supporto.

E’ con profondo rammarico che mi allontano da questo territorio che ho imparato a conoscere da così poco tempo, ma non posso farlo senza ricordare e ringraziare il Presidente Zaia per aver voluto inaugurare la Cittadella militare o ricordare il Presidente Ciambetti presenziarne la cerimonia conclusiva, o riferirmi alla figura del Prefetto Franceschelli sempre disponibile ed impegnato sul fronte della sicurezza così come i colleghi di Torino Bologna Treviso e Gorizia che ho avuto modo di incontrare in attività istituzionali, o il nostro caro Sindaco Giordani per la vicinanza dimostrata in mille occasioni insieme ad una figura di riferimento culturale per la città e per il mondo: il Magnifico Rettore Rizzuto.

Sulla piazza padovana i rapporti con le altre forze Istituzionali sono sempre stati ottimi, oserei dire “esemplari” per il rispetto delle competenze che tutti hanno saputo e voluto mettere in campo, nell’idea comune di un lavoro sinergico per il bene della collettività: a Voi cari Colleghi con le stellette o meno, il mio sincero e grato plauso per aver contribuito a rendere il mio lavoro sempre più coinvolgente.

Termino il servizio attivo, ma rimarrò vicino e disponibile alla Forza armata e a coloro che ne custodiscono i valori, ricordando i nostri Caduti e prendendo esempio da quanti ho incontrato per il tramite del Presidente Nazionale dell’Ana dottor Favero e delle Associazioni d’Arma del Presidente Angeleri ai quali rivolgo il mio rispettoso saluto.

Concludendo, rivolgo un sentito ringraziamento a coloro che hanno sempre supportato il Comando delle Forze Operative Nord e continuano a farlo con straordinaria disponibilità, ricordando i tanti sponsor che sempre sostengono le nostre iniziative.

Concludo, augurando al mio successore – Generale di Corpo d’Armata Amedeo Sperotto, mio sincero amico da tempo immemorabile e Ufficiale di grande e comprovata esperienza – le migliori soddisfazioni e tutte le infinite gioie che hanno contraddistinto il mio periodo di comando, sicuro che – assieme a voi – continuerà nel solco tracciato nell’interesse del nostro amato Esercito e dell’Italia.

Uomini e Donne del Comando Forze Operative Nord a Voi il mio Saluto.

Audax animi, Audax facta !

Siate volitivi nei pensieri e coraggiosi nel metterli in pratica.

Viva l’Esercito!

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