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La battaglia dei ponti

Il 6 aprile del 2004 non fu un giorno come gli altri a Nasiriyah. L’ostilità delle fazioni armate sfociata negli scontri dei giorni precedenti preannunciava un’inesorabile deteriorarsi della situazione. Già dalle 3 le colonne delle Task Force avevano iniziato a muoversi mentre le Forze Speciali occupavano la sponda nord del “ponte Charlie”. Erano le avvisaglie di quella che verrà ricordata come la Battaglia dei Ponti.

La Task Force 11, comandata dall’allora Colonnello Luigi Scollo, era l’unità di punta di tutto il nostro dispositivo militare a Nasiriyah e coinvolgeva non solo l’11º reggimento bersaglieri ma anche molti altri reparti delle Forze Armate italiane.

Il volume non si limita ad una semplice analisi a livello strategico e tattico ma ripercorre nel dettaglio le operazioni, le comunicazioni fra le pattuglie e l’evolversi delle azioni attraverso il punto di vista di un comandante sul campo, in circostanze in cui ogni ordine è essenziale ed ogni decisione importante.

La narrazione dei fatti si basa sui diari e gli appunti che l’autore prese nell’immediatezza degli eventi, accompagnati dalle mappe delle operazioni e da immagini inedite.

 

Ci colpivano con i razzi. Abbiamo sparato 30 mila colpi”

Il colonnello Luigi Scollo ha comandato l’azione. «Per fortuna i ribelli hanno scarsa mira»

di Marco Nese

Corriere della Sera, 8 aprile 2004

«Ci siamo avvicinati ai ponti con una colonna di 60 veicoli e 8 blindati. Volevamo dare una dimostrazione di forza sperando di indurre i miliziani a ritirarsi». Parla il colonnello dei bersaglieri Luigi Scollo, che ha comandato la battaglia di Nassiriya. Gli abitanti della città avevano chiesto di liberare i ponti occupati dai miliziani sciiti. Dalla parte Nord non si poteva accedere alla zona Sud e i negozi non avevano la possibilità di rifornirsi di merci.

Il comando inglese di Bassora ha chiesto agli italiani di intervenire. Alle 4 del mattino è scattata l’operazione Porta Pia, con 500 uomini, l’XI reggimento bersaglieri, una compagnia del battaglione San Marco, uno squadrone del Savoia cavalleria e i carabinieri del Gis e i parà del Tuscania. In coda, seguiva un’ambulanza.

In colonna, i mezzi hanno cercato di imboccare i ponti dalla sponda Sud dell’Eufrate. Dall’altra parte del fiume li hanno accolti con lanci di razzi Rpg7. Sparavano dalle finestre e dai tetti delle case di fronte. Gli italiani hanno risposto al fuoco con mitragliatrici e fucili AR 70/90. Da un vecchio ristorante abbandonato, al di là del terzo ponte, quello a sinistra, partivano i colpi più micidiali. Il colonnello Scollo ha fatto puntare il cannone di un blindato Centauro e con un paio di colpi ha sbriciolato l’edificio.

Per un’ora si è sparato senza sosta. Sul secondo ponte, un razzo ha colpito di striscio un veicolo causando i primi feriti, che sono riusciti a saltare dal mezzo mettendosi al riparo. «Grazie a Dio – dice Scollo – i miliziani iracheni sparano male». Il capo di una compagnia ha conquistato il primo ponte, è riuscito a passare dall’altra parte. Per tenere la posizione ha chiesto rinforzi. «Gli ho mandato – racconta Scollo – 6 tiratori scelti con un gippone VM. A metà del ponte il VM è stato centrato da due razzi, uno si è conficcato nel motore senza esplodere, l’altro ha ferito 3 uomini. In quel momento ho sentito un pugno nello stomaco, li avevo mandati io. Dopo, quando sono andato a trovarli in infermeria, mi hanno detto: tranquillo, ci dispiace solo di non essere stati d’aiuto».

Dall’altra parte del fiume arrivavano nuovi guerriglieri a bordo di pickup bianchi. I miliziani avevano occupato l’ospedale, si erano impadroniti delle ambulanze che andavano avanti e indietro trasportando munizioni. Mentre gli italiani erano allo scoperto, gli sciiti erano attestati dietro muri e sparavano senza essere visti. Per stanarli i militari hanno lanciato alcuni razzi Panzerfaust e missili Milan.
Erano le 8 del mattino. Erano passate 4 ore quando dal terzo ponte è arrivata una notizia inquietante. E’ un ponte a schiena d’asino. Al di là della gobba non si scorgeva quello che stava accadendo. Allora quelli della Marina, i fucilieri del battaglione San Marco, con un’operazione definita «formidabile» si sono arrampicati sul ponte riuscendo ad arrivare in un punto che, col binocolo, permetteva di avere una visuale completa. Dall’altra parte hanno inquadrato le sagome di donne e bambini. Hanno avvertito subito Scollo: se attraversiamo sarà una carneficina.

Il colonnello ha deciso di concentrarsi sui primi due ponti, rinunciando a prendere il terzo. Dice: «Noi non abbiamo sparato sui civili, ma non escludo che i guerriglieri li abbiano colpiti perché sparavano in tutte le direzioni. Nel corso della giornata ci hanno lanciato addosso almeno 400 razzi».

Durante la battaglia, gli italiani hanno fatto affluire rifornimenti di munizioni ben 5 volte. In totale hanno sparato 30 mila colpi e una decina di razzi. Mai si è arrivati a una situazione di corpo a corpo. La distanza minima fra i due schieramenti è stata di 50 metri. Ogni tanto dall’altra parte si vedeva cadere un ferito, gli italiani cessavano di far fuoco per consentire di soccorrerlo.

A mezzogiorno sono cominciate le trattative per una tregua. Alle 3 si è raggiunto l’accordo. I miliziani dovevano sgomberare la parte Nord e lasciarla alla polizia irachena. Gli italiani si ritiravano sulla sponda sud. «Mentre ripiegavamo – ricorda Scollo – hanno ripreso a spararci. Un’altra ora di battaglia. Alla fine si sono arresi. Ora il lato Nord è controllato dalla polizia locale. Se poi dietro i miliziani si stanno riorganizzando non lo sappiamo. Il nostro compito era restituire alla gente la loro città presa in ostaggio dalle bande armate».

Alla fine della giornata che ha visto gli italiani protagonisti di una battaglia vera, uno dei pochi scontri dalla fine della Seconda guerra mondiale, i militari si sono ritrovati.

«Soddisfatti di aver svolto bene il loro mestiere», dice Scollo. Il più emozionato era il capitano Nitti, quello che ha conquistato il ponte di centro. Da un mese è papà di un bimbo di nome Simone che lui ancora non conosce. «Avrò qualcosa da raccontargli», dice.

Luigi Scollo, generale di divisione in riserva, ha prestato servizio nell'Esercito italiano per quarant'anni, comandando unità bersaglieri fino a livello di brigata. Ha partecipato alle missioni delle nostre Forze armate in Libano, Albania, Iraq e Afghanistan. E' stato decorato con la croce d’oro al merito dell’Esercito per i fatti di Nassiryah.


La battaglia dei ponti. Iraq 2004: Operazione Antica Babilonia III

Luigi Scollo

Editore:Itinera Progetti

Collana:Memorie di ferro

Anno edizione: 2018

In commercio dal: 29/05/2018

Pagine: 216 p., ill. , Brossura

EAN: 9788888542928

Euro 21

 

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