Sabato, Luglio 21, 2018
   
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75° anniversario della battaglia di Takrouna

di Carmelo Abisso

Nella caserma “De Gennaro” in Forlì si è svolta il 20 aprile la festa di corpo del 66° reggimento fanteria aeromobile “Trieste” in occasione del 75° anniversario dei fatti d’arme di Takrouna (Tunisia 1943).

Alla presenza delle autorità locali, in particolare del sindaco di Forlì Davide Drei, del vice prefetto Michele Truppi, del vescovo Lino Pizzi, del questore Loretta Bignardi e del comandante della brigata aeromobile “Friuli” generale di brigata Salvatore Annigliato, sono stati ricordati gli eventi che coinvolsero il I battaglione del 66° reggimento e che portarono Radio Londra a riferire che “Su Takrouna l'Italia ha fatto affluire i suoi migliori soldati" e a seguito dei quali alla consegna della medaglia d’oro al valor militare alla bandiera di guerra del 66°.

Nella splendida cornice di famiglie, associazioni e ex del 66° il comandante del reggimento, colonnello Nicola Di Sabato, ha rievocato gli eventi storici, evidenziando il coraggio e l’altissimo senso del dovere dimostrato dai 560 fanti del 66° che, al comando del capitano Mario Leonida Politi, respinsero i ripetuti assalti della 2^ divisione neozelandese forte di circa 10.000 uomini, fino a quando, dopo una resistenza di oltre 60 ore di costanti combattimenti, il caposaldo cadde solo per mancanza di viveri e munizioni.

In tale contesto, il comandante ha evidenziato che il 66° reggimento, a 75 anni da Takrouna, oltre a tener fede a valori e tradizioni, quale unico reparto di fanteria aeromobile dell’Esercito, è un unità che interpreta ed applica in modo moderno i concetti di sicurezza e difesa, attraverso la formazione del personale, l’addestramento integrato nell’ambito dei reparti della brigata aeromobile “Friuli” e l’impiego operativo in territorio nazionale e all’estero.

Nell’esprimere un deferente pensiero rivolto a tutti militari ed ai loro familiari che con le insegne del 66°, in ogni tempo e luogo, si sono immolati per la Patria in nome della libertà e del senso del dovere, il colonnello Di Sabato ha manifestato laprofonda gratitudine al personale militare e civile e alle rispettive famiglie per l’altissimo senso del dovere, la grande professionalità e lo spirito di sacrificio profuso nelle molteplici attività addestrative e operative.

Particolarmente emozionante la presenza della signora Dina Politi, vedova della medaglia d’argento al valor militare generale di corpo d'armata Mario Leonida e madrina della bandiera di guerra del reggimento, che è stata citata quale “esempio di donna e cittadina che, al fianco del nostro amato generale Politi, ha condiviso, in periodi non meno difficili di quelli attuali, i doveri, le rinunce e i sacrifici che la vita militare comporta”.

Ha concluso gli interventi il generale Annigliato ricordando il significato delle tradizioni: "Dal latino tradere, tramandare, quello che è aldilà del tempo, quei valori come l'onore, rappresentati dalla bandiera di guerra, in memoria di quegli uomini che hanno sacrificato la loro vita. Un testimone che dobbiamo portare avanti, come facciamo in Afghanistan. Un impegno che sta costruendo una capacità unica in Forza armata - ha evidenziato il comandante della brigata - con il riconoscimento del primo Centro di formazione aeromobile, che parte il 1° maggio qui a Forlì e del distintivo metallico, segno tangibile di quello che facciamo. Grazie a tutti".

Infatti lo Stato Maggiore dell’Esercito, il 16 aprile 2018, ha istituito il distintivo di merito per il personale con l’abilitazione aeromobile avanzata da applicare sulle uniformi ordinaria o di servizio. Al termine della cerimonia si è proceduto alla consegna dei primi distintivi al maggiore Massimo Iuliano e al maresciallo capo Stefano Turriziani, responsabili del costituendo Centro di formazione aeromobile, fieri e orgogliosi del formale riconoscimento della specificità del reparto. Hanno consegnato i distintivi il generale Annigliato e il generale di divisione (aus) Luigi Francavilla, primo comandante del 66° reggimento in configurazione aeromobile.



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