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Israele, unico vero alleato dell'Occidente

Nel corso di una cena a Tel Aviv, il mese scorso, l’ex ministro della Difesa israeliano Moshe ‘Bogie’ Ya’alon (nella foto) ha detto che ‘ci sono più cambiamenti in atto nel medio oriente oggi che in qualunque altra epoca successiva al settimo secolo’, ha riportato su Bloomberg il giornalista James Stavridis*.

Ovviamente si stava riferendo allo scisma interno all’islam, che lo ha diviso nelle sue due principali correnti religiose: i sunniti e gli sciiti. Nei giorni successivi, diverse figure eminenti della difesa israeliana – sia civili che militari, in servizio o in pensione – ne hanno echeggiato il pensiero. Il mondo israeliano sta cambiando, e ciò porta sia pericoli che promesse. Per fortuna, i nostri alleati israeliani hanno in mano ottime carte, al momento: un’alleanza adamantina con gli Stati Uniti; un’amministrazione americana che li supporta strategicamente in tutta una serie di aspetti chiave; un’economia vibrante e innovativa che si merita la sua reputazione di ‘nazione startup’; un esercito a prova di conflitto capace di mettere in atto diverse forme di offensive militari, incluse le sue forze speciali e cibernetiche; riserve di gas naturale da poco scoperte; e, a quanto pare, una significativa strategia di deterrente nucleare. Sotto diversi punti di vista, Israele è la ‘superpotenza’ del medio oriente. D’altro canto, però, Israele deve fronteggiare l’ascesa di un’altra superpotenza regionale: la repubblica islamica iraniana. L’Iran ha ambizioni imperiali radicate nelle millenarie incarnazioni dell’impero persiano; ha una popolazione vasta, giovane e in crescita; presidi militari potenti ed esperti; ed enormi riserve di petrolio. Gli iraniani stanno spingendo per il controllo politico dell’Iraq, della Siria e del Libano, in modo da costruire un ‘corridoio sciita’ che colleghi Teheran al mediterraneo”.

Gli Stati Uniti, secondo Stavridis, dovrebbero “rafforzare la cooperazione militare bilaterale e aumentare il coinvolgimento di Israele all’interno della Nato. Israele è stato un membro fondatore del ‘dialogo mediterraneo’ della Nato, una confederazione ‘leggera’ di paesi non-Nato confinanti con il mediterraneo. Gli Stati Uniti dovrebbero provare ad accrescere l’entità di questo coinvolgimento, offrendo agli israeliani l’opportunità di lavorare con la Nato nelle esercitazioni, negli allenamenti e potenzialmente nelle operazioni e nella condivisione di intelligence. Sopratutto, gli Stati Uniti dovrebbero continuare a sostenere imperturbabilmente Israele, dagli scranni delle Nazioni Unite alle installazioni dei missili balistici nel polveroso deserto del Negev, dove le nostre truppe sono state stanziate per la prima volte in modo permanente. Le nostre due nazioni saranno sempre in disaccordo su vari temi, politici e internazionali: Israele, però, sarà sempre l’alleato più importante degli Stati Uniti, nella regione più bellicosa del mondo. Questo, perlomeno, non sta cambiando”.

Fonte: Il Foglio, 12 febbraio 2018 con fonte Bloomberg

*James Stavridis is a Bloomberg columnist. He is a retired U.S. Navy admiral and former military commander of Nato, and dean of the Fletcher School of Law and Diplomacy at Tufts University.

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