Domenica, Settembre 23, 2018
   
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Uranio, Arturo Parisi, soppesare parole, grave parlare di negazionismo

10 febbraio 2018. "L'impressione è che non si siano pesate a sufficienza le parole. Quelle che descrivono le patologie che hanno interessato il personale e i relativi nessi causali alla loro origine, e le gravissime accuse ai vertici militari con il rinvio alla magistratura della valutazione delle responsabilità penali".

Così l'ex ministro della Difesa, Arturo Parisi, commenta con l'Adnkronos la relazione finale della commissione d'inchiesta parlamentare sull'uranio impoverito nel comparto Difesa. L'ex ministro, che ha fatto sentire la sua voce subito a ridosso della esposizione delle conclusioni della commissione, si augura che "rileggendola gli autori o chi nella prossima legislatura riconsidererà la materia si renda conto che se è doveroso che la politica vigili e si interroghi sulla salute del nostro personale, la risposta sulle cause e sulle terapie per spiegare e affrontare le patologie considerate non possa essere decisa dai politici per alzata di mano".

"Quanto alle responsabilità - prosegue - spero invece che ci si renda conto della enorme gravità di un'accusa che accomuna tutti 'i vertici militari' indiscriminatamente in quello che viene definito 'negazionismo'. Un termine nato non per descrivere semplicemente chi dice 'no', ma coniato in riferimento alla tragedia dell'Olocausto per stigmatizzare chi nega la veridicità di un fatto incontrovertibile e unanimemente riconosciuto quale sarebbe appunto il fatto che la Commissione era invece chiamata ad indagare".

Per non dire, sottolinea Parisi, "dell'accusa rivolta sempre agli stessi vertici di aver 'sistematicamente' sottovalutato quando non occultato i rischi ai quali erano esposti, dovremmo dire, essi esponevano i militari", si tratta di "non accuse da poco. Accuse, ripeto, che, rivolte alla generalità della linea di comando, la Repubblica non può consentirsi alla leggera neppure come dubbio, sospetto o insinuazione. Tanto più se rivolte da un organo autorevole come la Commissione. La sua voce è infatti una voce che si è levata comunque dal Parlamento, seppure essa non rappresenti l'intero Parlamento, come l'intervento del Senatore Nicola Latorre, presidente della commissione difesa del Senato ha con ben altri accenti segnalato, e sebbene non sia stata confortata da quel dibattito ampio e articolato che in un momento diverso da questo scorcio di legislatura avrebbe di certo affrontato nella stessa Camera".

"Non reagire ad essa ignorandola sarebbe stato mancarle di riguardo. Non credo che di fronte ad accuse così pesanti si possa far finta di non aver sentito - rimarca l'ex ministro della Difesa - Né da parte dei vertici di comando delle nostre Forze armate che comprensibilmente hanno reagito alla solitudine nella quale per un momento si sono trovati in misura eccessiva. Ma neppure da parte della generalità dei cittadini consapevoli. Non certo da quelli come me e da quanti come Ministri della Difesa hanno avuto il privilegio di conoscere da vicino la loro dedizione e la loro lealtà. E men che mai da chiunque abbia coscienza della preziosa e delicatissima funzione che le Forze armate sono chiamate a svolgere al servizio della Repubblica".

Fonte: AdnKronos

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