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'Gerusalemme è la nostra capitale da 3.000 anni'

5 dicembre 2017. "Gerusalemme è la capitale del popolo ebraico da 3.000 anni e la capitale di Israele da 70": con questa lapidaria e assertiva frase lo Stato ebraico ha risposto ai moniti provenienti dalla Turchia di Recep Tayyip Erdogan e alle altre voci critiche a quello che sembra l'imminente riconoscimento Usa della città santa come sua capitale.

Ma nel contempo il sistema di difesa israeliano si sta preparando per una "possibile violenta" rivolta palestinese. La polizia israeliana, lo Shin Bet e il comando centrale dell'esercito - riferiscono i media d'Israele - hanno tenuto in questi giorni numerose riunioni.
I rappresentanti della difesa israeliani hanno sottolineato che le pur dure reazioni della leadership palestinese devono "ancora superare la linea", ma che questa può essere sorpassata "in un attimo" anche senza l'incoraggiamento dell'Autorità nazionale palestinese (Anp). Secondo il sito Ynetnews, l'amministrazione Usa ha dato istruzioni ai propri consolati ed ambasciate in Medio Oriente di alzare il livello di allerta per paura di proteste contro le istituzioni americane.

Ma Israele ha anche difeso con decisione la probabile imminente mossa dell'amministrazione Trump, che intenderebbe dichiarare il riconoscimento o la decisione di trasferire a Gerusalemme la sua ambasciata.
Alle minacce di intifada di Hamas, ai moniti di Ankara e anche alle critiche di Riad e del mondo arabo e alle preoccupazioni espresse da varie cancelleerie europee. Il presidente turco Erdogan, che domani incontrerà il re giordano Abdallah ad Ankara per coordinarsi con lui (e anche per discutere di Siria), ha avvertito il capo della Casa Bianca, Donald Trump, che l'eventuale riconoscimento rappresenterebbe "una linea rossa per i musulmani" e che potrebbe portare alla rottura delle relazioni diplomatiche della Turchia con Israele. La risposta del governo Netanyahu si è fatta attendere poco: Gerusalemme è capitale storica, "senza riguardo se sia riconosciuta o meno da Erdogan", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Emmanuel Nahshon. A sua volta il leader di Yesh Atid, Yair Lapid, ha detto che Israele "non si farà minacciare".

Ma le critiche arrivano anche dal mondo arabo: l'Arabia Saudita ha espresso "seria e profonda preoccupazione" per una eventuale mossa che "irriterebbe i sentimenti dei musulmani nel mondo", aggiungendo in una nota del ministero degli Esteri che i diritti dei palestinesi su Gerusalemme "non possono essere cambiati". Il segretario generale della Lega araba, Ahmed Aboul Gheit, ha invitato Donald Trump a "evitare qualsiasi iniziativa capace di mutare lo status giuridico e politico di Gerusalemme", sottolineando "la minaccia rappresentata da un tale passo per la stabilità della regione".

Anche dall'Europa arrivano la "preoccupazione" del presidente francese Emmanuel Macron, secondo il quale lo status di Gerusalemme dovrà essere risolto "nel quadro dei negoziati di
pace fra israeliani e palestinesi", ma anche dall'Unione europea: l'Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, che, dopo un colloquio col collega statunitense, Rex Tillerson, ha detto che l'Ue "sostiene la ripresa di un significativo processo di pace verso la soluzione dei due Stati". Critiche anche da Belgio e Lussemburgo.

Fonte: ANSA

 

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