Sabato, Dicembre 16, 2017
   
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Il capo di stato maggiore israeliano: 'Siamo pronti a lavorare con Riad'

20 novembre 2017. L’intelligence israeliana è pronta a condividere informazioni con quella saudita per fermare l’ascesa dell’Iran in tutto il Medio Oriente. Questo è quanto affermato dal generale Gadi Eisenkot in un’intervista “senza precedenti” – come affermato dalla stessa stampa israeliana– alla testata saudita Elaph.

Il capo di stato maggiore delle forze armate israeliane ha definito senza mezzi termini l’Iran come “la maggiore minaccia della regione”, notando, inoltre, che Arabia Saudita e Israele non hanno mai combattuto tra loro, di fatto, rendendo palese che il loro rapporto sia assolutamente improntato sulla partnership in un’ottica anti-iraniana. “Deve essere allestito un grande e generale piano strategico per fermare il pericolo iraniano, siamo pronti a scambiare competenze con gli Stati arabi moderati e scambiare informazioni d’intelligence per affrontare l’Iran”, ha proseguito il capo dell’esercito di Tel Aviv.

Le parole del capo di Stato maggiore israeliano non suonano come una novità assoluta nel panorama mediorientale. Qualsiasi osservatore attento poteva comprendere quanto fosse chiara la partnership israelo-saudita in Medio Oriente rispetto alla minaccia che l’Iran rappresenta per gli interessi di Riad e Tel Aviv e per le rispettive sfere d’influenza. Ha destato però scalpore il fatto che per la prima volta un altissimo funzionario israeliano, per di più il capo dell’esercito, sia stato intervistato da un quotidiano saudita a fronte della formale mancanza di rapporti diplomatici fra i due Stati. Un segnale che non può che essere letto nell’ottica di un riavvicinamento fra i due Stati in cui evidentemente un ruolo primario lo possiede il futuro re saudita, quel principe bin Salman che sta rovesciando l’intera classe dirigente di Casa Saud e che sembra possa diventare re già nelle prossime settimane (secondo quanto riportato dai media britannici).

Secondo quanto detto da Eisenkot, che tra l’altro non ha fatto che ribadire quanto già espresso in altre sedi dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, la prospettiva iraniana è quella di rafforzare il crescente sciita in Iraq, Siria e Libano, ma anche quello di costruire un altro braccio della propria proiezione geopolitica, ovvero quello che passando per il Qatar e il Bahrein arriva in Yemen. La nascita di questi due fronti della geopolitica iraniana comporterebbe dunque inevitabilmente la costruzione di un asse sempre più solido fra Israele e Arabia Saudita. La monarchia saudita considera di primaria importanza la possibilità di ostacolare la possibile avanzata dell’Iran in Medio Oriente. La guerra in Yemen, ennesima proxy-war fra Riad e Teheran, si è rivelata un disastro umanitario e un vero e proprio fiasco per i militari sauditi, che si sono visti addirittura arrivare un missile houti a pochi chilometri dall’aeroporto della capitale dell’Arabia. Per Riad la guerra yemenita si sta trasformando in un Vietnam dalla difficile risoluzione e l’espulsione dal blocco sunnita del Qatar potrebbe essere stato addirittura una mossa controproducente. Israele, dal conto suo, se nello Yemen non ha particolare interessi, li ha invece, ed enormi, sul fronte libanese. Qui la partita è molto pericolosa ed estremamente complessa e s’intreccia con quello che sta accadendo nella corte di Riad. Le dimissioni del premier Hariri hanno inferto un colpo abbastanza serio alla già fragile infrastruttura politica libanese e hanno aperto una crisi diplomatica molto grave, soprattutto perché il premier libanese è in sostanza tenuto in ostaggio a Riad. Parigi ha già offerto la propria protezione qualora il primo ministro libanese volesse andare in esilio in Francia, ma l’Iran ha già iniziato a mettere in chiaro che non apprezza questo intervento francese in Medio Oriente.

Per Israele l’obiettivo resta sempre uno: eliminare Hezbollah dal proprio confine e, possibilmente, dal Libano. E con esso eliminare l’influenza iraniana nella regione. La guerra in Siria ha creato l’esatto opposto di quanto sperato da Tel Aviv: ha rafforzato l’asse sciita rendendo l’alleanza militare tra Iran, Siria ed Hezbollah non solo più stretta ma anche testata sul campo di battaglia. E questo ha creato non pochi problemi fra Israele e Russia, poiché Netanyahu considera Putin l’unico ostacolo reale alla libertà di manovra delle forze israeliane. I venti di guerra fra Israele e Hezbollah non cessano di soffiare e sono ormai anzi molti mesi che tendono a diventare sempre più forti. Le esercitazioni israeliane tra Golan e confine con il Libano sono in questo senso significative. L’asse con Riad diventa quindi per Tel Aviv non solo utile, ma anche necessarie. Mantenere l’Iran impegnato su due fronti di guerra, non diretta ma per procura, potrebbe essere la chiave per comprendere le prossime dinamiche del Medio Oriente.

Lorenzo Vita

Fonte: Gli occhi della guerra

Foto: Afp

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