Giovedì, Agosto 24, 2017
   
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Il partigiano Montezemolo

di Luigi Spezia

Il generale Harold Alexander, comandante delle forze alleate, lo descrisse cosí in una lettera inviata dopo la Liberazione alla vedova, la marchesa Amalia: "Nessun uomo avrebbe potuto fare e dare di più alla causa del suo Paese e degli Alleati". Ma del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo nessuno ha quasi mai più sentito parlare da allora e solo oggi gli rende giustizia un libro del giornalista Mario Avagliano, "Il partigiano Montezemolo", presentato il 23 marzo al Circolo Ufficiali di Bologna. "Un grande personaggio ingiustamente dimenticato dalla storiografia meritava questa splendida biografia", scrive lo storico Paolo Mieli sulla quarta di copertina di un libro che ripercorre vita privata e pubblica di un ufficiale (fu il più giovane colonnello) del Regio Esercito, capo della Resistenza militare nella capitale e non solo, salito al comando di Roma "città libera" e poi trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo del '44, all'etá di 42 anni.

"Il caporale Beppo", come Montezemolo amava sempre farsi chiamare, appartenne a una delle quattro modalitá con le quali i militari presero parte alla guerra di Liberazione, come ha ricordato il generale di divisione Antonio Li Gobbi, presidente emiliano della Associazione nazionale combattenti nelle forze di liberazione inquadrate nei reparti regolari delle Forze armate, che agivano al Sud. Montezemolo apparteneva invece a quei militari che hanno combattuto in zone occupate (le altre due modalitá sono quelle della resistenza opposta ai tedeschi dai reparti all'estero e quella dei soldati deportati). "Montezemolo non amava farsi chiamare partigiano - dice Li Gobbi - ma si riteneva un ufficiale dell'Esercito che combatteva in zona occupata dai tedeschi". Il suo non fu un percorso indolore. Monarchico, cattolico e anticomunista, dopo aver combattuto da volontario nella prima guerra mondiale nel 3° reggimento alpini a soli 17 anni, Montezemolo nel 1936 andò a combattere per Mussolini nella guerra di Spagna. "Ma fu dopo quella esperienza - ricostruisce Avagliano - che confidò ai figli il suo dissenso verso la politica del regime fascista e verso Hitler".

Montezemolo divenne cosí "un personaggio chiave nella caduta di Mussolini il 25 luglio. È lui ad esempio ad andare a Palazzo Venezia a prelevare i dossier sulla Corona custoditi nell'archivio segreto del Duce". Diventa uno dei capi di Roma cittá aperta e quando il 23 settembre i tedeschi arrestano il Comando, lui riesce a fuggire travestito da civile e comincia la sua esperienza di leader del Fronte militare clandestino. Tiene i rapporti con il governo di Badoglio e con il Cln e sebbene anticomunista non rifiuta il rapporto con il comunista Giorgio Amendola per una lotta comune contro l'occupazione tedesca. "Misero sulla sua testa una taglia da due milioni - ricorda Avagliano - di valore doppio di quella sull'organizzatore di via Rasella". Dopo Anzio la speranza di una rapida liberazione di Roma si arena e in quella fase una delazione permette ai fascisti di arrestarlo e di consegnarlo ai tedeschi. '"Una delle tante pagine nere di quel momento - dice Avagliano -. Venne torturato in via Tasso e dopo via Rasella finí tra le vittime delle Fosse Ardeatine".

Un libro dunque che riscopre un periodo cruciale della storia italiana attraverso un personaggio chiave "di una esperienza fondamentale come la resistenza militare, di cui si è sempre parlato poco - rievoca lo storico Luca Alessandrini dell'Istituto Parri -. Montezemolo, in quel quadro, non fu solamente un organizzatore di una guerra di liberazione, ma anche un costruttore di nuovi rapporti politici".

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