Mercoledì, Giugno 28, 2017
   
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Obiettivo sul fronte, Carlo Balelli fotografo nella Grande Guerra

In 240 scatti rivivono i volti, i gesti, i luoghi straordinari di un conflitto che ha fatto la storia del 900 e nel quale i reporter, grazie all’evoluzione delle tecniche fotografiche, hanno avuto un ruolo fondamentale.

di Carmelo Abisso

E' stata inaugurata la sera del 7 dicembre in Accademia Militare a Modena la Mostra Obiettivo sul fronte. Con il comandante dell'istituto, generale di divisione Salvatore Camporeale, sono intervenuti il presidente dell'Anmig-Modena (Associazione fra mutilati ed invalidi di guerra), Adriano Zavatti, l'assessore ai lavori pubblici del Comune di Modena, Gabriele Giacobazzi, in rappresentanza del sindaco Gian Carlo Muzzarelli e la presidente del Centro studi Carlo Balelli per la storia della fotografia, Emanuela Balelli, figlia del fotografo della Grande Guerra.

La Prima Guerra Mondiale fu, per la fotografia, un momento storico fondamentale: segnò la nascita del fotogiornalismo, e ben 600 reporter del Servizio Fotografico del Regio Esercito furono inviati, con circa 290 macchine fotografiche a disposizione, sui campi di battaglia per documentare l’evolversi del conflitto. Una documentazione che serviva sia per scopi militari e strategici sia per motivi di propaganda.

Fra questi fotografi c’era anche il giovane maceratese Carlo Balelli, appena ventenne: a lui, al suo straordinario lavoro e a quello delle squadre fotografiche militari - che salivano in quota trascinando attrezzature pesantissime – e alla dignità con cui il popolo italiano affrontò quel terribile conflitto, intende rendere omaggio la Mostra Obiettivo sul fronte ospitata in Accademia Militare dal 8 dicembre al 31 gennaio.

Molte volte si stava notti intere nelle stazioni fotografiche che avevamo allestito, aspettando che gli Austriaci sparassero con i loro cannoni. Quando iniziavano, allora era il momento buono per noi, si cercava di cogliere il punto esatto degli scoppi per capire dove erano dislocate le loro postazioni. Non abbiamo fatto altro che fotografare, e fotografare, per notti intere, mentre tutto intorno a noi piovevano bombe. E così fu per lo scoppio della mina sul Col di Lana, sul monte San Michele e sul Valderoa...” Così scriveva Carlo Balelli dal fronte, e in quelle parole – che accompagnano il visitatore lungo il percorso della Mostra – c’è tutta l’umanità di una generazione che pagò un prezzo altissimo in quel conflitto.

Dal 1914 al 1919, nel percorso cronologico ricostruito dalla Mostra ideata e curata da Emanuela Balelli, Nicola di Monte, Ivano Palmucci e Giuseppe Trivellini, si rivive la durissima quotidianità nelle trincee, si percepisce la solidarietà umana che nasce dalla condivisione di esperienze così terribili, si prova la stessa emozione che vivevano i soldati di fronte alla bellezza di paesaggi unici come solo le Dolomiti offrono, e si coglie il rispetto della persona che guidava Balelli nei suoi scatti…anche quando ritraevano i caduti, o i prigionieri austriaci. Contemporaneamente le 240 foto - selezionate tra oltre 20 mila esemplari conservati presso i Fondi della Biblioteca Comunale Mozzi-Borgetti di Macerata, della Biblioteca Statale di Macerata e della famiglia Balelli – mostrano in modo evidente l'evoluzione delle tecniche fotografiche utilizzate dai reporter al fronte.

I promotori: Accademia Militare di Modena e Anmig Modena

Nella prefazione al catalogo della Mostra il Comandante dell’Accademia Militare di Modena, generale di divisione Salvatore Camporeale, scrive: “La forza del Soldato italiano emerge nitida da queste immagini, dove il coraggio è rappresentato anche dal vivere per anni in baracche arrampicate su dirupi, dall’utilizzo di aeroplani e aerostati in condizioni proibitive, così come dall’attenzione quasi ingenua dei soggetti di farsi fotografare con atteggiamenti sereni, talvolta sfrontati, altri baldanzosi; sempre fieri. Una conferma dei valori che la generazione dei nostri nonni ci ha tramandato e che sono vivificati quotidianamente in Accademia Militare.” In queste parole si condensa la straordinarietà della Mostra e il perché della decisione dell’Accademia Militare di promuoverla e ospitarla, aprendo nuovamente il Palazzo Ducale al pubblico nel periodo natalizio e fino a fine gennaio e rendendo visitabile, oltre alla Mostra, la Sala della Grande Guerra del Museo Storico dell'Accademia Militare. Inoltre, all’interno delle sale mostra sarà possibile ammirare degli apparecchi fotografici, originali dell’epoca, messi a disposizione dal Museo del Cinema “A.Marmi” di Vignola.

Una scelta che nasce anche dalla condivisione con il Centro Studi Carlo Balelli per la Storia della Fotografia e con l’Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra di Modena, co-promotrice della Mostra, dell’importanza di tenere viva la memoria su ciò che è stato quel conflitto, sui 15 milioni di morti che ha causato, e stimolare la riflessione su un momento così cruciale della storia italiana e mondiale del Novecento. “Nel centenario della Grande Guerra, e anche della nostra fondazione (1917) – spiega Adriano Zavatti, presidente Anmig Modena stiamo promuovendo un mosaico di iniziative, fra cui questa Mostra, per portare avanti il compito che ci hanno lasciato i nostri soci “storici”: mantenere vivo il ricordo di quelle tragedie, affinché le giovani generazioni, alle quali l’Europa unita ha garantito 70 anni di pace e di benessere, non dimentichino. Ci auguriamo che anche questa Mostra contribuisca a consolidare la memoria del passato, a monito della follia della guerra.

Il Patrocinio del Comune di Modena

Sviluppo di una memoria condivisa e di un forte senso di unità sono le leve che hanno portato il Comune di Modena a dare il Patrocinio a Obiettivo sul fronte: “La Grande Guerra è stata una prima, drammatica, esperienza di unità nazionale, che ha unito gli Italiani del Nord e del Sud, classe dirigente e popolo tutto, dimostrando già da allora la capacità ed il coraggio delle nostre Forze Armate – dice il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli - Le testimonianze su quel periodo ci ammoniscono e richiamano sul valore ed impegno per la pace, le sofferenze delle guerre, e l’importanza di un’Europa unita. Invito tutte e tutti a visitare questa Mostra per prendere coscienza della forza e della passione del nostro Paese.”

I sostenitori

Un particolare ringraziamento va a Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Maserati, Bper Banca, DSV e Grandinetti che, con il loro sostegno, hanno reso possibile la realizzazione della Mostra.

Il Catalogo della Mostra: i ricavi delle vendite a AUT AUT Modena onlus

Collegato alla Mostra è il catalogo che sarà messo in vendita al prezzo simbolico di 10 euro: l’intero ricavato delle vendite sarà donato all’Associazione Aut Aut Modena onlus, che sostiene le famiglie con persone autistiche nella provincia di Modena.

Visite guidate riservate alle scuole

É previsto un calendario di visite guidate riservate agli alunni della scuola primaria e secondaria di primo e secondo livello.

La visita ripercorre, attraverso le fotografie proposte, non solo i momenti storicamente decisivi del conflitto, ma anche lo sviluppo delle tecniche fotografiche utilizzate in tempo di guerra sia a fine documentaristico che tattico strategico. Le visite sono completamente gratuite.

Per info e prenotazioni: www.obiettivosulfronte.it

 

Orari di apertura

La Mostra “Obiettivo sul fronte, Carlo Balelli fotografo nella Grande Guerra” sarà aperta da giovedì 8 dicembre 2016 a martedì 31 gennaio 2017. Ingresso libero.

Orari: Lunedì / venerdì 10.00 - 12.00 e 17.00 – 19.00

Sabato, domenica, festivi 10.00 – 12.00 e 15.00 – 19.00

Sabato 24 - sabato 31 dicembre 10.00 - 12.00

Chiuso 25 dicembre - 1 gennaio.

In occasione della Mostra sarà possibile accedere alla sala della Grande Guerra del Museo Storico dell'Accademia Militare.

 

Testi di Carlo Balelli riproposti in Mostra

Roma, 1914 “Nella Sezione Fotografica di Villa Mellini, a Monte Mario, imparai le tecniche di telefotografia, fotografia panoramica e fotogrammetria, necessarie per l’osservazione del territorio, anche a lunghe distanze, e per l’individuazione delle postazioni nemiche, sia da terra sia a bordo di aerostati. Dopo lo scoppio delle ostilità fui mandato in Carnia, per i rilievi telefotografici delle postazioni fortificate, austriache e italiane...”

Il 23 maggio 1915 mi trovavo oltre il confine, a Lusniz, per fotografare alcuni forti austriaci. Quando iniziarono i primi colpi di cannone, tentai di raggiungere le nostre linee sul Monte Gregnadul, a 2.712 metri. Vestivo in abiti borghesi, avevo documenti con un altro nome, e tanto materiale fotografico; mi salvò la telefonata all’amico Pizzarello, che confermò la mia identità. Fui poi mandato alla Squadra Fotografica della III Armata,in qualità di primo operatore fotografico e addetto all’Ufficio Informazioni per la zona di confine...”

Nel febbraio del 1916 fui promosso Sergente. In forza al IX Corpo d’Armata della III Armata, fui mandato, in qualità di primo operatore, a costituire una nuova Squadra Fotografica. Eravamo di stanza a Fontanive di Alleghe. Nel luglio entrai a far parte della Squadra Telefotografica da montagna della Quarta Armata, con sede a Pieve Tesino. Ufficiale della Squadra Fotografica era il tenente Giorgio Abetti, che diventò uno dei miei migliori amici. Molte volte si stava notti intere nelle stazioni fotogra che che avevamo allestito, aspettando che gli Austriaci sparassero con i loro cannoni. Quando iniziavano, allora era il momento buono per noi, si cercava di cogliere il punto esatto degli scoppi per capire dove erano dislocate le loro postazioni. Non abbiamo fatto altro che fotografare, e fotografare, per notti intere, mentre tutto intorno a noi piovevano bombe. E così fu per lo scoppio della mina sul Col di Lana, sul monte San Michele e sul Valderoa...”

Per tutto il 1917, per incarico del Servizio I.T.O., eseguii, in posizioni continuamente scoperte, rilievi fotografici e telefotografici, dal Grappa al Montello, costituendo circa settantacinque stazioni fotografiche. Febbrile fu l’attività in vista di quella che fu l’ultima “spallata” sull’Isonzo. Dalle 2.00 del 24 ottobre, quando le artiglierie nemiche colpirono il Monte Rombon, fino al flusso dei profughi, dal salto dell’ultimo ponte, il 9 novembre, allo schieramento dei nostri sul Piave, cercammo di fotografare il più possibile...”

Il 1918, soprattutto l’inizio, fu un anno difficile. L’esercito era indebolito, sia nel fisico sia nel morale, dagli eventi di Caporetto. Fino al giugno del 1918 si viveva come in attesa. La Valorosa Quarta Armata si chiamò, proprio in quel periodo, Armata del Grappa. La mattina del 30 ottobre 1918, fotografai le nostre due auto che, con la bandiera bianca, andavano a prelevare i plenipotenziari austriaci e in seguito scattai le foto del loro arrivo a Villa Giusti, la foto che è ormai conosciutissima. Il 4 novembre entrai con le prime truppe in Trento italiana e scattai le prime foto, poi fui inviato a Trieste, per fotografare l’arrivo del Re, il 10 novembre...”

Quando, nell’aprile del 1919, la Sezione della IV Armata venne fatta rientrare a Roma, fui assegnato alla Sesta Armata. Ai primi di maggio ero di nuovo sul Gregnadul di Sopra, e a Sella Nevea, e poi di stanza a Paluzza, come quattro anni prima. Da lì, subito dopo, fui inviato alla Commissione Delimitazione Confini, per continuare a far rilievi nelle zone comprese tra il Passo Resia, la Vetta d’Italia e la Valle di Sexten...”

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